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mercoledì 17 luglio 2013

Il tunnel del Caos-di Rudy Salvagnini e Giorgio Cavazzano (tratta da il Mago n.80 del 1978)**** più "il perchè era meglio disegnare dei Topi" reperito da Luca Lorenzon


Quella che mi sembrava la vignetta più facile da individuare nel concorsetto recente è stato uno scoglio inaspettato per Luca Lorenzon ed Alex Principato.
Giorgio Cavazzano non è nuovo a storie semirealistiche , i personaggi di questa storia non sono poi così lontani da quelli disegnati nelle storie di Altai e Jonson o a quelli visti nelle storie scritte da Bonvi (La città e Maledetta Galassia).

Alcuni mostri con cui ha avuto a che fare Zio Paperone erano simili ai colossi di questa storia fantascientifica e pensavo che tutti o quasi avessero letto Il Segreto del Vetro la prima storia italiana di Spiderman pubblicata nel 2003.



A me un pò dispiace che Cavazzano abbia poi imbrigliato la sua creatività quasi prevalentemente nel mondo disneyano, anche se è il mio autore preferito tra i tanti artisti che hanno lavorato su Topolino, penso che se meno impegnato sul versante umoristico ci avrebbe fatto vedere cose fantasmagoriche.



Questa è una storia senza infamia e senza lode, il solito personaggio Han Solo style che salva la principessa fuggiasca,  ma alcune tavole sono una gioia per gli occhi.




Pacific Rim!

Dategli un occhiata e se potete recuperate la storia.


Adesso aggiungo un pò di chicche giornalistiche reperite da Luca Lorenzon su un vecchio Fumo di China:




9 commenti:

  1. Del tutto d'accordo. Oltre tutto le prime storie di Altai e Jonson erano caratterizzate da una pennellata nervosa ed istintuale ( che il Maestro sfoggia anche in alcune storie Disney come Paperoga e l'isola a motore ) che mi hanno sempre fatto pensare all'artista che estrae dalla fondina la matita e disegna senza mirare, colpendo in pieno il bersaglio. Stesso effetto di alcune cose di Simonson, di Alessandrini al tempo di Anastasia Brown, del Norm Breyfogle di Bats e Prime , del Mark Bagley metà anni novanta inchiostrato da Larry Mahlstedt, da Rick Leonardi su Spider-Man 2099 , di Bogdanove e Janke su Supes etc etc.
    Nella mia prossima reincarnazione voglio essere le mani di Tony Salmons ( tutte e due perchè non so se è mancino ).

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    1. perfettamente d'accordo con te sullo stile degli autori menzionati, lo "stile" è qualcosa di cui non tutti possono benificiare ed è qualcosa che nelle "scuole del fumetto" non potranno mai insegnarti. E' come il fascino , una cosa genetica.

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  2. Le scuole , le migliori, propongono un cestino di opzioni condite con la salsa di stimoli. Stimolano il talento , possono offrire poco ( ma non è detto ) al fuoriclasse, in alcuni casi allontanano il mediocre.
    Sono dannatamente consapevole che, tanto per fare un esempio, Walt Simonson non è meno o più dotato di Alex Ross o Bryan Hitch , ma la sua " urgenza sergiotoppesca " parla alla mia nevrosi, al mio desiderio di sintesi nel segno ( forse per contrappasso della mia evidente incapacità di contenermi quando scrivo ). Il mio disegnatore tipo è un/a signore/a navigato/a dal tratto spigoloso ( confronta il Chiarolla ancora rotondo del BVZM con quello schizzato degli Zagor ). Forse devo piantarla con la caffeina...ciao

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  3. Mmmhhh... io non ci vedo molte analogie tra questo stile e quello che Cavazzano ha mostrato in Altai & Johnson e negli altri suoi fumetti che citi, tanto meno nei comici Bonelli. I personaggi umani per anatomia e fisionomia sono molto, molto più realistici.

    Il perchè Cavazzano non abbia seguito questo filone è presto detto: troppo lavoro per un compenso non adeguato, per quanto anche lui "illuminato" dallo stile degli Umanoidi Associati e desideroso di imitarli. Se trovo il brano della sua intervista a Fumo di China in cui ne parla te lo giro (in effetti ricordo che si lamentava più della laboriosità del tutto che non del compenso, comunque vedo e ti faccio sapere).

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  4. Bellissima tavola, magnifici sopratutto il design.
    Mi ha lasciato a bocca aperta

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  5. Molto belli i disegni. Io sono arrivato tardi al Concorsone, che le risposte erano già state date, ma devo ammettere che la tavola di Cavazzano l'avevo d'istinto attribuita (come anche Luca mi pare) ad Alessandrini. Era stata la chioma della ragazza a ingannarmi. Certo, quando il mistero è stato svelato, in effetti era facile... ma chi ci pensa a Cavazzano? Ormai lo associamo soltanto ai paperi.

    Ottimo lavoro, Salvatore, con le riviste! Già i vecchi personaggi che hanno avuto una collana propria spesso sono dimenticati, ma i vecchi personaggi dentro vecchie riviste contenitore sono ancora più dimenticati! Se fossimo archeologi, sarebbe come ritrovare anfore in un sito archeologico.

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  6. Non conoscevo questa storia e non credo che avrei mai riconosciuto il tratto di Cavazzano (che conosco più per paperi & topi che per i suoi altri lavori).
    Cercherò se fra i vecchi numeri de Il Mago che ho preso da poco a Torino Comics c'è anche il n. 80 (ma mi sa di no...).
    Come sempre, articolo e storia interessantissimi!
    Un saluto.

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  7. La prima volta che andai a trovare Cavazzano mi regalò una tavola proprio di questa storia. Ancora oggi è incorniciata nel mio vecchio studio. Poi conobbi e divenni amico anche di Rudy salvagnini. Cavazzano era ed è un generoso, ma ha sempre detestato lavorare per una piccola nicchia. Ha sempre avuto consapevolezza di essere fatto per i grandi numeri. Purtroppo sono mancati editori alla sua altezza.

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