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martedì 12 novembre 2013

Alan Ford n° 146 "Rebus" – testi di Max Bunker, disegni di Paolo Piffarerio e Francesco Costanzo - agosto 1981 - 600 lire ***



Una nuova recensione di Luca Lorenzon

Il fragile poliziotto Luke Mekmez, afflitto da un cronico raffreddore nervoso, desidera passare da semplice agente del traffico a detective della squadra investigativa ma l’ennesimo esame per diventarlo fallisce miseramente: i suoi nervi cedono del tutto e lui decide di diventare un criminale mascherato!
Per firmare le sue imprese opta per il nome “Rebus”, visto che per i suoi furti (realizzati più per un senso di rivalsa che per i soldi) metterà a frutto le sue conoscenze come poliziotto e soprattutto la sua abilità con l'enigmistica.



I cospicui bottini che raggranella attirano l'attenzione del Gruppo T.N.T., che però al pari delle forze dell'ordine come unica pista ha la traccia di un ladro che starnutisce. Passare al setaccio tutti i newyorkesi raffreddati o allergici si rivela ovviamente una strategia improduttiva e di questo passo il misterioso Rebus probabilmente non verrà mai individuato. Colpo di scena, alla fine Mekmez viene inaspettatamente promosso come aveva sempre desiderato (gli esaminatori hanno evidentemente compreso il suo caso) e coronato il suo sogno restituisce tutta la refurtiva!
 
Ignoro quale fosse il livello della produzione alanfordiana in quel periodo, io ho trovato Rebus una storia divertentissima e anche piuttosto originale, con un finale ottimista assolutamente privo del cinismo tipico di Bunker – come sottolinea anche il pappagallo Clodoveo al Numero Uno. Le gag, soprattutto quelle condensate nella prima parte della storia, sono esilaranti e la sequenza onirica dell'esame visto con gli occhi dello sfortunato Mekmez "impasticcato" è fantastica. A questo si aggiungono le battute fulminanti di Max Bunker e la sua galleria di comparse fenomenali: l’imperturbabile aristocratico derubato, il mendicante che si crede un autobus, i sadici capi della polizia...

Dal punto di vista grafico, però, la qualità purtroppo non è allo stesso livello dei testi. Io non ho mai disprezzato Piffarerio (confesso anzi che se non avessi letto che il disegnatore era lui nei crediti di alcune raccolte Super Alan Ford che mi passarono da bambino avrei pensato che fosse ancora Magnus), ma probabilmente la necessità di rispettare delle scadenze strette e la conseguente collaborazione forzata con Costanzo hanno inciso negativamente sul risultato finale.
Non tutti i personaggi del cast vengono resi con efficacia, in particolare il conte Oliver mi sembra proprio poco riuscito, e lo stesso protagonista titolare cambia ogni tanto viso di vignetta in vignetta. Ancora più grosso è il problema dell'inchiostrazione: a volte qualche naso, qualche mano o qualche altro dettaglio viene tirato via alla meno peggio, ma soprattutto gli sfondi vengono resi con tratteggi fittissimi o grosse campiture di nero che finiscono per confondere e disturbare l'occhio del lettore, tutti difetti di cui ho dovuto tenere conto nel dare il giudizio complessivo al fumetto.

6 commenti:

  1. siamo nella fase calante di AF, dopo i fasti e le vendite record della saga di Gommaflex. La Corno sta tirando la cinghia e di li a poco chiudera'. Piffarerio mi e' sempre piaciuto piu' di magnus perche' era piu' grottesco, gommoso e vagamente caricaturale. le sue mani sempre a penzoloni e le facce sempre tristi e imbronciate erano un marchio di fabbrica. L'inchiostrazione, quando era inchiostrato da Romanini o Chiarini rendeva al meglio il suo tratto gommoso. Quando si inchiostrava da solo, come in questa storia, cambiava molto di tratto ma si avvicinava di piu' al suo stile originario, ovvero non molto influenzato da Magnus. Se c'e' una cosa che ha sempre penalizzato i disegnatori di Max Bunker e' quello di aver voluto imitare a tutti i costi il tratto di Magnus, con risultati che vanno dall'ottimo (Pif), al passabile (Romanini solista), al brutto-pessimo (quasi tutti gli "scartini" di Kriminal e Satanik). Nizzoli era un'eccezione perche' aveva uno stile suo. Perrucca non mi e' mai piaciuto molto anche se viene considerato l'erede di Magnus dopo Pif.
    Le storie di AF dopo il n. 130-140 perdono molto della satira cinica di Bunker, e in effetti le trovo un po' pese e monotone, col Numero Uno avido, immorale, spietato peggio del Paperone del Guido Martina ultimi periodi. Il problema e' che Bunker all'epoca stava gia' virando verso la satira politica dell'Italia dell'inflazione, della P2, della DC e PSI corrotti.. pero' diciamo che fino al n. 160, cioe' fino a un'annetto prima della saga della morte del Numero Uno qualcosa di buono si trova ancora. Il resto e' fuffa.

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  2. Paul Payne è al suo meglio quando è nervoso, scattante, istintivo ( Maschera Nera, ma anche Milord ). Il suo AF è bolso, inquartato. E' come vedere The Phantom passare da Ray Moore a McCoy o 007 da Connery a Moore ( non Ray ).
    Pif sarebbe stato interessante su Zagor o qualche altro tarzanide/zorride.

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  3. opinioni diverse.. a me fino al n. 100 piace molto. Certo, non e' scattante come Mangnus, ma e' grottesco. Se facessi un paragone, Magnus sarebbe un po' come Scarpa su Topolino, e Pif come Guido Scala prima maniera.

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  4. Sarà l'arteriosclerosi galoppante, ma oggi come oggi apprezzo meno il tratto perfetto, finito, definitivo di
    Magnus di quando ero un cucciolo. Se fossi ancora il bimbo entusiasta di allora, ma con la conoscenza del tratto e dei disegnatori di oggi, al posto di Bob Raviola avrei scelto Angelo Maria Ricci.

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  5. A me dicono che Alan Ford va letto fino al numero 60, poi va abbandonato.
    Io non so che dire, visto che lo conosco troppo poco

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  6. Magnus ha disegato fino al n. 75, quindi chi ti dice fino al n. 60 lo dice giusto per sparare un numero a caso dato che fino al 75 la qualita' e' al top. Io raddoppio e ti dico di leggerlo fino al 120 perche' anche se il livello cala leggermente, e' sempre il periodo migliore di AF.

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