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lunedì 12 ottobre 2015

Cujo (U.S.A. 1983) regia di Lewis Teague ***


Cujo, un film che è l’incubo dei claustrofobici e degli animalisti.

La folle storia è stata scritta da Stephen King perché intimidito dal cane del suo carrozziere di fiducia, nel periodo in cui il maestro del Maine aveva qualche problemino con l’alcol. Il sanbernardo che all’inizio del film è più placido del Nebbia di Heidi, è morso da un pipistrello affetto da rabbia e si trasforma in un mostro assetato di sangue. Io non ho mai amato i cani, in genere li considero bestie come tutte le altre e nutro profondo disprezzo per la gente che li parifica, considera e tratta come gli esseri umani. Salvo soltanto i cani pastore, i cani guida, quelli poliziotto e da soccorso, almeno si guadagnano la pagnotta.  Questo film, noleggiato all’epoca in VHS, penso che abbia acuito la mia cagnofobia.
Basato sull’assedio, la base dell’horror, Cujo è una pellicola girata in parsimonia, ma la regia di Teague sopperisce allo spettacolo con una continua tensione. Ottima l’interpretazione di Dee Wallace, mamma cazzuta che dalla paura passa all’azione per difendere la prole da quell’ammasso di pelo fetido che è il protagonista.  L’assedio… La villa, il cinema, il supermercato, le fogne, l’importante è che la vittima non stia all’aperto, troppe possibilità di fuga. Zombies, vampiri, licantropi e demoni devono ronzarti addosso come api durante una scampagnata estiva e tu, nella tua fragile scatola rinforzata con chiodi, assi e mobili dietro le porte aspetti soltanto di finire i proiettili del fucile, tenendone sempre uno da parte per suicidarti. Cosa c’è, allora, di peggio dell’essere braccati e prigionieri di un enorme animale bavoso ( a proposito… la bava di Cujo era in sostanza un diet-zabaione, albume e zucchero che il cagnone goloso non finiva mai di leccare durante le riprese), rinchiusi nella propria auto che non parte, privi di acqua e cibo e con un figlioletto malato che non ha con sé i propri farmaci?

BAU!

Il destino è fare la fine ingloriosa della carne Simmenthal . L’unica pecca del Cujo cinematografico è il suo troppo discordarsi dal romanzo originale. Lo scritto del maestro del Maine è più oscuro, violento e politicamente scorretto (specialmente nel finale nerissimo), l’opera di Lewis Teague si sofferma un po’ troppo sui problemi della modesta e banale famiglia che diventerà vittima dell’incubo. Tutta la noia iniziale pare però  funzionale e serve a  rendere ancora più traumatizzante il ribaltone selvaggio della seconda parte del film  dove  l’imprevisto viene da dove meno te lo aspetti, da quello che da sempre è considerato il migliore amico dell’uomo. 

La scena che mi è rimasta più impressa negli anni, tutta la scalogna possibile in un frame

Quella mezzora conclusiva che per me è  girata  divinamente e che rende questa pellicola un cult del genere “animali violenti”. La morte balla intorno ai perseguitati,  la malattia sta uccidendo il bambino all’interno dell’auto mentre qualcosa di ancora più malvagio si aggira all’esterno ringhiando. Non vi è nulla di esagerato nel film, tutto è equilibrato con una freddezza quasi Romeriana.  Un’asettica messinscena della "normalità borghese" che vira nel delirio (alla Wampyr per intenderci). I sanbernardo utilizzati nel film sono stati cinque (c’era pure una controfigura vestita da cane e una testa meccanica) e i poveracci “recitavano” con la coda legata,  mica si potevano  far vedere delle bestie assassine che fanno le feste agli attori. 

Un croccantino difficile da digerire

13 commenti:

  1. Da ragazzino ne avevo una paura matta...

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    1. secondo me ha reso cinofobici molti bambini

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  2. A Crudelia De Mon piace questo post.

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    1. A me non piace affatto. Dipende dal fatto che la creatura più buona e più innocente del mondo si trasforma in un mostro. Stesso effetto per "I Wurdalak" di Mario Bava, dove i tuoi familiari diventano vampiri, o per i film di Romero. Ma qui si parla di un animale, cioè di una creatura davvero innocente. L'unico film horror che non riuscirò mai a vedere.

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    2. Meraviglioso "I tre volti della paura". Il grande successo del filone zombesco sdoganato da Romero è proprio questo, la paura di chi ti sta accanto...un pò come fa Salvini in questo periodo.

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  3. Questo è il primo romanzo di Stephen King che ho letto. J 'era di 12 o 13 anni. Questa è la mia prima grande paura nella letteratura americana credo. Stranamente non ricordo molto del film che ho visto di 1 o 2 anni dopo. Il tuo articolo mi ha dato una gran voglia di rivederlo.

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    1. Ha tempi lenti il film, ma trasmette ancora tanta tensione...come avere uno squalo in giardino

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  4. Non è un genere di film cui sono interessato, specie poi se un cane è il cattivo di turno...
    Certo non sarebbe male a cambiare leggermente la trama: cane assedia fino alla morte la famiglia appena rientrata dalle vacanze, per fare le quali l'aveva abbandonato per strada.

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    1. Pienamente d'accordo!
      Edy

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    2. Su questo sono d'accordo anche io. Io non ho detto che disprezzo i cani (anche se amo i gatti), ma è giusto che abbiano il ruolo, quello di "animale". Non sopporto chi spende centinaia di euro in croccantini e cappottini e poi piange davanti alla tv (senza far nulla) appena vedo il pancino gonfio di un bambino africano. Odio quegli stronzoni che nei parchi portano colossi più grandi di loro senza museruola e guinzaglio e li mandano praticamente a caccia di pargoli e quegli idioti che lasciano cagare e pisciare i loro "adorati cucciolotti" ovunque ma poi si schifano a raccogliere i bisognini.

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    3. Comprendo il tuo punto di vista e mi stanno antipatici quelli che trattano gli animali come bambini togliendo loro la dignità di animali. Del resto lo dici tu stesso: dietro le cose che non sopporti sui cani c'è sempre un essere umano che è molto più "bestia" di lui, e vede il cane come un'espressione di possesso e appagamento sociale, al pari del SUV o dell'ultimo Samsung Galaxy da esibire tra i colleghi!
      Aggiungo che i cani (e i gatti) non nascono in natura come animali da compagnia, siamo stati noi umani ad addomesticare il lupo e il gatto selvatico, anche se ti parlo ovviamente di qualche millennio fa (giorno più, giorno meno...), quindi l'eredità, l'onere di accudire questi animali, spetta a noi umani che li abbiamo avvicinati alle nostre case, o per lo meno spetta a chi se la sente ed è predisposto a farlo.
      Nessuno è costretto a prendersi un animale in casa, ma non capisco questi fissati per il cane di razza, concepito dagli allevatori per un puro commercio di esseri viventi, quando i canili scoppiano di meticci sfortunati che non hanno alcuna colpa per essere finiti lì, e che la persona che desidera una compagnia può portarsi a casa gratis.
      Con questo non voglio convincere nessuno a cambiare le proprie idee, al massimo considerare storie tipo questo "Cujo" come un film di "fantascienza" e non come una cattiva pubblicità al mondo dei cani, così come la saga de "Lo squalo" che dipinge i cetacei come dei carnivori spietati che cercano la preda umana sempre e comunque, o i vari western nei quali i pellerossa sono puntualmente i cattivi...

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    4. Infatti è proprio quello che intendo. Non è ridicolo vedere trattare animali di compagnia come figli? Mi fanno pena cane e padrone. A volte, è vero, comprendo che alcuni anziani e giovani coccolino i cuccioli per non restare "soli come un cane" e la compagnia di un animale è anche considerata una terapia per certi disturbi. Io però vedo più spesso la situazione che descrivi tu, sfruttamento o ostentazione.

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