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martedì 17 maggio 2016

Lo chiamavano Jeeg Robot (2016) *****


Si, me so visto Batman Vs Superman e Civil War ma li ho considerati così superflui che non mi sono manco messo a fare la recensione, tanto internet è pieno. Mi sono rifiutato di andare a vedere il ragazzo invisibile perché mi sapeva di roba fetente per esportazione già dal ridicolo trailer. Noi non siamo gli americani e per fortuna non lo saremo mai. Noi italiani siamo consapevoli di non poter cambiare il mondo, facciamo il possibile per adeguarci ai cambiamenti e galleggiamo. Sopravviviamo come i ratti e gli scarafaggi anche alle tempeste atomiche. Ci infiltriamo, ascoltiamo, accogliamo ed amiamo. 




C’è talmente tanta STORIA dietro sto film di Mainetti, tanta passione, tante citazioni che non possono essere colte dai geekini moderni che mi fa sentire felice di essere vecchio. Lo zanardissimo Zingaro di Luca Marinelli non è il Joker di Ledger ma il Gobbo di Tomas Milian. La colonna sonora, tempestata di regine pop degli anni ottanta sta là a farvi sentire che il passato spacca le gambe a tutti sti figli di reality. A proposito, il fatto che il male sia un “Corona” appassito, che per tornare sulla copertina di Novella 2000 vuole fare esplodere l’Olimpico dovrebbe farvi pensare, tanto. Monumentale Santamaria, mai visto così in “ruolo”, grosso figlio de borgata che da grandi poteri non ha visto grandi responsabilità ma, come tutti gli esseri umani veri, soltanto possibilità. 



Lo Shiba che odia la gente  redento da una Gwen Stacy (Ilenia Pastorelli) burina e pazza ma che gronda innocenza. Ve lo dovete vedere ed urlare a squarciagola che il cinema di genere italiano è vivo. Avemo fatto senza sordi quello che Tarantino non sarebbe riuscito a fà manco se vendeva la statua della libertà ai cinesi. Ora aspetto degli X Men con le stesse facce dei  “Brutti, sporchi e cattivi” di Scola.

17 commenti:

  1. Stupendo, pieno di amore e passione soprattutto per un tipo di fare cinema tutto nostro, che è giusto riscoprire!!

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    1. ne sono rimasto folgorato, mi ha appassionato e commosso più di altri film fatti apposta per "piagne" tipo le robe di Muccino & Friends. Mi sono anche divertito tanto. E' un film che non vuole strafare e che ha utilizzato i mezzi a disposizione in maniera divina. Non andavo così fiero della "roba nostra" così da tanto tempo.

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  2. Spettacolare, come pure gli altri lavori del giovane regista. Hai visto Basette e Tiger Boy? Piccole perle che si trovano su YouTube e Vimeo, piccoli scorci di un'Italia vera, ma condita con quel tocco geek e nostalgico che accompagnano lo spettatore mano nella mano fino all'ultimo fotogramma.

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    1. Ho visto Basette, Tiger Boy ancora no. Stasera provvedo :-)

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  3. Non ancora visto, ma sono tanto curioso. Letto il prequel a fumetti, ma non mi ha convinto il tratto che ricordava quello di un Gièz costretto a disegnare sul cruscotto della Panda non ammortizzata che qualcuno sta guidando alla massima velocità sul ghiaietto perchè la scadenza incombe ed occorre consegnare in redaz alla alba. Come Paz e Pratt, solo che i due cartoonists erano + abili. Non sempre, sia chiaro, basta lanciare una occhiata anche distrattta ad alcune vignette di Corto Maltese nomate Tango x rendersi conto che forse Paz o chi per lui avrebbe potuto accostare e permettere al Caniff de noantri di rifinire quella vignetta in cui sembra che Corto indossi un gomitolo in cui è passato il diavolo della Tasmania. Sorry, sto divagando come mi capita solo quando il doc Chilton alle mie spalle ammette che i miei carcerieri liberino le mie manine così che possa pesticciare sulla tastiera, se prometto di non minacciare di mangiarmi una altra infermiera.
    Per quello che vale, credo che voi italiani abbiate salvato il mondo parecchie volte e mi è capitato anche di riparare a Firenze un tempo dove ho contribuito a stecchire il vs mejo cinema ( Giannini, Loverso ) . Da Cinelandia ( USA ndr ) noto che è sempre un piacere per i creativi di Cinelandia ( sempre USA ndr ) piallare un attore italiano. Favino in quella storia a Roma con il professor Langdon / Tom Hanks.
    Ricordo di aver visto quella storia di zombies con Brad Pitt tempo fa e Clarice ha cominciato a ridere e a chiedermi quando i non-morti avrebbero morso il vs Pierfrancesco e confesso che anch'io - noto x un intelletto di prim'ordine nutrito con le migliori proteine - ero sicuro che prima o poi sarebbe stato assaggiato, ma immagino che fosse una mossa troppo prevedibile e quindi Fav è tornato a casa intero.
    Stay hungry, stay foolish diceva un tale che mi sarebbe piaciuto su di un letto di rucola con pomodorini e kiwi. Non lasciate che qualcuno vi convinca che meritate solo una nicchia e che se alzate la testa , qualcuno oserà un coppino.
    Prendete i vs Jeeg e sfidate tutto e tutti. Siate autentici e a D.O.C.
    Qualcuno vi metterà sul menu in un ristorante dove tutto è perfetto come in una canzone di Lou Reed.

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    1. Crepà ti rispondo serio ad una tua celia folle. La scuola romana del fumetto mi ha ammorbato il pistolone. Tutti sti artisti che ci squaqquerano graphic novel a manetta, che vogliono rendere arty pure quel popolano di Dyd, che portano Bonelli in libreria (BONELLI E' L'EDICOLA!), tutti sti tipi co i nomi da apache Tuono Pettinato, Zero Calcare, ecc...sono la morte del fumetto. E i primi a rompere i cabbassisi sono stati Manara, Pratt e Crepax. Mai sopportato manco Pazienza, piccolo Moebius de periferia. Noi siamo Italia, spaghetti, mandolino le Bd lasciamole ai Francesi. Torniamo a fare quel che sappiamo fare, parlare alla panza. Il fumetto del Jeeg alla matriciana era antipatico sin dalla copertina fighè al contrario del film che è una bellissima perla ruvida.

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  4. Il fumetto è stato rapito da insopportabili "vogliamo essere considerati artisti". M'annassero a fare le gallerie...

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  5. La passione è il sale della vita. Devo piantarla con le allusioni al cibo. A dirla tutta, non vado pazzo nemmeno x Annibale il Cannibale. Il suo papà ha confuso qui pro quo con do ut des e da allora la locuzione che sintetizza l'equivoco è considerata sinonimo di quella che indica scambio equo. Cattivo.
    Lodo comunque la tua energia e come diceva il Tale, seppur non condividendo tutto, sono disposto a rischiare la vita ( se posso di altri, diciamo di Favino che è abituato ogni tanto a rendere l'anima , almeno sullo schermo ) perchè tu possa esprimere il tuo pensiero.
    Bonelli in edicola è ancora e sempre lo sarà, ma ZC , tanto x fare un esempio, vende centoventimila copie del suo libro quando va male ed ultimamente gli va sempre meglio. Parla ad un suo pubblico. Non credo si possa augurare di più ad un autore. Un autore parla anche alla panza ed altre frattaglie. E torniamo a parlare di pappa. Sarà l'ora.

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    1. Ho usato Zero per il suo nome Apache, è uno dei pochi che mi garba e che merita il successo (insieme ad Ortolani) anche per il suo tratto umoristico. Però Zero è un nuovo Bonvi, uno che meritava (in senso buonissimo) il successo di massa, le riviste per tutti, il settimanale e non sti "libri" da far recensire a Marzullo. Si lo so che è stato spalmato ovunque, però non mi va che il fumetto ritorni ad essere un inserto di Panorama e Rocstar. Il fumetto deve avere il suo podio, il suo scaffale ed il suo peso negli scaffali dell'edicola, il posto che gli è consono. Per me il fumetto deve tornare ad essere "commerciale" come intenti, so che probabilmente, viste le vendite attuali il mio sogno è irrealizzabile e da "vecchio" appassionato. Ma li hai visti gli ultimi Dyd color Fest? Non c'è più Dylan...ormai conta soltanto l'autore che se fotte del character design, degli sheets, tutte opere autonome, che prescindono mr. Dog, personaggio dei fumetti ormai anonimo visto che da storia a storia diventa irriconoscibile. Il fumetto è serialità cosa che pare tutti abbiano dimenticato.

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  6. Temo che il contesto sia proprio apache nel senso di riserva con gli ultimi nativi americani in riserva e lontani da qualsiasi distributore con il Maggiolino che sputacchia come quello di Altai e Jonson.
    Lungi da me l'idea di poter spiegare cosa motivi le scelte di editori mainstream, ma anch'io riesco ad immaginare che la raccolta, per esempio, in volumi da libreria di cicli già pubblicati nel mensile da edicola allunghi la vita di quel fumetto e ripaghi il lavoro dei creativi coinvolti.
    Per quello che può valere, ho letto l'ultimo Dyd Color Fest - anche x la curiosità di vedere tre cartoonists che non tanti anni fa ero certo mai avrebbero pubblicato x SBE - e nel complesso non mi è spiaciuto. Il fatto poi che in via Buonarroti abbiamo permesso ad Ausonia di scherzare con il culto di SBE ( sir Bone è un testone piantato nel terreno che vomita corpi la cui epidermide sarà utilizzata x cucire le uniformi di Dyd ndr ) è un segno dei tempi in cui viviamo, convulsi quanto si vuole, ma forieri di novità. La mia consulente madame Jolanda - esercita in Brera
    ( MI ) davanti ad una boccia di cristallo, ma è brava anche con i tarocchi - mi ha detto ieri che le tirature da brivido di soli vent'anni fa sono un ricordo che tende a perdersi come lacrime nella pioggia ( ma come arriva a certe immagini ? ) il che non è bello, ma avremo sempre di più la diversificazione dell'offerta , come è capitato con il pane che ai suoi ( e miei ) tempi di bimba era solo all'olio e michetta mentre ora possiamo contare su quello ai semi di sesamo o alle olive o alle noci o arabo o toscano. Io mio servo di un forno che imprime sulla crosta delle focacce le strisce dei Peanuts, di Popeye e di Dick Tracy. So di gente che ha speso un perù per sapere se Flattop sarebbe riuscito a piallare il detective dal profilo di falco. Mai la fine.

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    1. Il pane è cibo plebeo ed il fumetto deve essere come il pane. Un fornaio se vende soltanto pane di carrubbe agli stitici hiltons milanesi prima o poi chiude baracca. Grano tenero, olio, sale e pepe, costa poco vendi tanto, campi discretamente e tieni aperta la panetteria. Ci vogliono autori che vengano dal pueblo, gente che vive per strada per vendere al pueblo. Se mangi solo caviale muori.

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  7. Il fumetto è un medium e non un genere. Come da sempre accettiamo esista il feuilleton e lo Straniero di Camus, le storie di 007 e Madame Bovary, occorre partire dal presupposto che sia naturale , sano e bello che si producano fumetti diversi per lettori diversi o per lo stesso lettore pizzicato in momenti diversi della giornata o della sua storia. Un fumetto può essere popolare e ben scritto e ben disegnato, ma anche rivolgersi ad un pubblico che al medium chiede altro. Diverso è il caso del fumetto pretestuoso, ma questo è un morbo di tutti i mezzi di comunicazione di massa. Ieri sera ho ripreso in mano il mio Prima di Jones e Breyfogle xchè avevo piacere di leggere una storia così, ma non escludo che domani o dopo possa sentire la necessità di rileggere Grenuord della Ghermandi o Roy Mann di Sclavi e Micheluzzi o Trama di Ratigher o il Fell di Ellis e Templesmith o Stanotte Muoio di Steranko o Zio Paperone e la Stella del Polo di Barks o Sinatra di Igort o Robocop vs Terminator di Miller e Simonson. E così via. Mai la fine.

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  8. Felicissimo di esser andato alla prima... Abbiamo visto un nuovo modo di fare cinema in Italia. Magnifico!

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    1. Più che un modo nuovo, secondo me, un ritorno alle origini del "genere". Cosa in cui siamo sempre stati maestri.

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  9. Bellissimo film! Però non capisco una cosa... chiedo a Salvatore (o a chiunque vorrà rispondere)... ma perché Nunzia prima di dare fuoco allo "Zingaro" dice che sta scherzando? Voglio dire... poco prima aveva sparato a Marcellone (il travestito)... e poi dice che stava scherzando?

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