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sabato 24 settembre 2016

Poetic Justice con Big Robot, Tex Willer e gli E.C. Comics


Francesco di Giustizia a strisce mi ha inviato un articolo che vi propongo volentieri:

Sull’onda del clamoroso e immediato successo di Atlas Ufo Robot, il primo cartone animato giapponese importato in Italia, scoppia nel 1978 la passione per i robottoniprovenienti dal Sol Levante. L’editoria italiana vi si butta a pesce, compaiono adattamenti “ufficiali” e cloni: tra questi ultimi c’è Big Robot, mensile lanciato in edicola dalle Edizioni Bianconi nel classico formato utilizzato per Braccio di ferro.
Qui parliamo dell’episodio che apre il n. 12 della serie, “Il vendicatore di Ay-Al”, apparso nel 1981, che ci dà l’occasione per conoscere meglio il protagonista.



A bordo della astronave Sunbeam, il biondo eroe Antares si dirige per una missione di pace verso il pianeta Ay-Al, entrato in contatto radio con la Terra; ma, ivi giunto, scopre che il mondo è stato distrutto da Jack-Il, sorta di Galactus pseudonipponico, che però non stermina gli abitanti di un pianeta per nutrirsene, ma per punirli di non aver accettato pacificamente la conquista.
Assumendo la guida del Big RobotAntares scende sul pianeta con l’intenzione di vendicarne gli abitanti.


Il robottone ha facilmente ragione delle forze di Jack-Il e il perfido Ay-Al viene facilmente scovato da Antares, che per impartirgli la giusta punizione rinuncia alla protezione meccanica e si prepara ad uno scontro a mani nude.


Ma ecco la sorpresa, che alza il tono della storia e introduce la nozione di giustizia poetica.
Il conquistatore, infatti, si rivela un uomo privo di vista e indifeso, rimasto cieco per aver osservato lo scoppio degli ordigni nucleari scagliati da lui stesso per sterminare gli abitanti del pianeta.


Antares rinuncia allo scontro e lascia solo un disperato Jack-Il, che lo implora di ucciderlo.


Il concetto di giustizia poetica, a volte chiamato anche giustizia di Dio, non ha nulla a che fare con udienze, avvocati, magistrati e tutta l’apparecchiatura della giustizia “ufficiale”. La nozione allude invece al principio secondo cui la punizione di un colpevole avviene per opera del destino, senza l’intervento di un fattore ufficiale (il processo, la condanna), ma per un capriccio del fato che realizza un risultato percepito come “giusto” in base al comune sentire.
Nel fumetto le applicazioni di giustizia poetica sono frequentissime; se ne trovano molti esempi nei racconti dell’editrice EC, che negli anni Cinquanta rivoluzionò il genere horror.


Ancor prima, un grande utilizzatore di questa tecnica fu il creatore di Tex, Gianluigi Bonelli. Soprattutto nelle prime storie, moltissimi cattivi delle sue storie perivano divorati da incendi, o sbalzati a terra da cavalli imbizzarriti, uccisi dal fato quando non erano raggiunti dalle pallottole dell’implacabile ranger.
Nel n. 13 della serie gigante, ad esempio, sono al solito le fiamme a far fuori i cattivi.



Nel n. 64, il commento “Giustizia di Dio” chiude un episodio, mentre Willer e Carson contemplano il cadavere di un uomo schiacciato dal suo stesso carro.


Ma cosa succede quando la giustizia “poetica” si mescola a quella “ufficiale” amministrata dagli uomini? La risposta bonelliana è nel n.  14, ove il giudice Vermont, rivelatosi corrotto e amico dei banditi nonostante l’augusta carica, si scontra con un Tex decisissimo a vendicare un innocente ucciso dalla cricca del giudice. La fine della pista è vicina ed il losco personaggio, in un accesso di follia, si rovescia addosso una lampada accesa e perisce tra le fiamme, senza dover subire la complicazione di essere giudicato dai suoi stessi colleghi.



12 commenti:

  1. le riproposte italiane dei robottini giapponesi mi hanno sempre incuriosito... Nonostante non l'abbia vissute, hanno un fascino tutto loro: oggi irripetibile.

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  2. http://www.slumberland.it/public/gallerie/braccio_di_ferro_sagendorf.jpg

    come si intitola questa storia? C'è qualche sito dove scaricare le storie di braccio di ferro? le fumetterie non hanno più i vecchi albi. Sarebbe bello un volume all'anno come quelli di lupo alberto da 380 pagine.

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    1. All'anonimo forse sfugge il concetto che qui si sta parlando di Big Robot e della giustizia nei fumetti...
      Cerca un articolo dove si parla di Braccio di Ferro e probabilmente otterrai soddisfazione.

      PS: Firmati.

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    2. si ma questo blog è lunico che parla spesso di braccio di ferro della bianconi, ripeterò la domanda al prossimo articolo su braccio di ferro

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    3. Se segui questo blog saprai che c'è anche un sito amico dedicato a Braccio di Ferro con tanto di community dove intervenire...
      La storia in questione è uscita su Braccio di Ferro n° 508 in due parti.

      PS: Firmati.

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  3. Atlas Ufo Robot, il primo cartone animato giapponese importato in Italia

    Solo a scopo di curiosità, ma, intendendosi per "cartone animato" non un film bensì una serie, il primo giapponese importato non fu "Vicky il Vichingo"? Poi, a memoria, mi pare che pure Heidi venne trasmesso prima di Atlas Ufo Robot (anche se potrebbe essere stato acquistato dopo).

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    1. Atlas* Ufo Robot è stato il primo cartone animato robotico giapponese trasmesso in Italia.

      (*): Atlas non esisteva finché il prodotto non è arrivato in Francia, dove fu apposta tale scritta accanto al titolo "Ufo Robot" per ragioni di catalogazione negli studi televisivi; Atlas indicherebbe pressappoco "in questa cartella c'è quanto occorre conoscere sul prodotto televisivo", una sorta di atlante descrittivo del cartone animato.
      E noi italiani abbiamo copiato e incorporato senza pensarci.

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  4. Poetica, divina, metà e metà... La giustizia presentata nelle storie di Tex mi sa tanto di falsità e irrealtà: nell'epoca del west e delle colt, la prassi era che il più prepotente avesse ragione a suon di pistole, e soltanto qualcuno disposto a sporcarsi la coscienza col sangue di un altro, divenendo in tal modo suo simile, poteva riportare la tranquillità in una cittadina.
    Invece la realtà di quegli anni è quella narrata ne "Il grande Silenzio", altro che ranger in camicia color limone.

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    1. Sebbene abbia raggiunto la piena maturità negli anni Sessanta del Novecento, GL Bonelli era in un certo senso un uomo dell'Ottocento. Il suo immaginario si era formato con Jack London, Conrad, Salgari; tutti scrittori nati nel XIX secolo. La giustizia "poetica" da lui utilizzata era un retaggio di quella cultura. E' una nozione che va a sparire perché sempre più si diffondono le teorie del caos e nessuno crede più né ad un essere superiore, né ad una concezione del fato che, anche in chiave laica e non religiosa, si comporta come qualcosa che sovrintende al tutto secondo un qualche ordine.

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    2. Senza contare il fatto che GLB, come il figlio Sergio del resto, era un grande amante del western classico hollywoodiano e disprezzava gli spaghetti western. Un film come "Il grande Silenzio" (benché io mi trovi d'accordo con Gas75 sul fatto che è bellissimo) sarebbe stato disprezzato da entrambi. O meglio, forse Sergio, in quanto creatore di Zagor e Mr. No, lo avrebbe apprezzato proprio per il suo realismo "antieroico", punto su cui era in antitesi col padre. Ma anche come spaghetti western, bisogna ammettere che è proprio un film anomalo. Invece sul tema della giustizia e della "ragione a suon di pistole" io vedrei più nelle corde di GLB un film classico del 1959, "Ultima notte a Warlock" dove Henry Fonda interpreta una sorta di "Sceriffo privato" (cioè ingaggiato dai maggiorenti del paese per far cessare il caos) che diventa quasi un fuorilegge, mentre Richard Widmark da fuorilegge si trasforma in uomo di legge, e diventerà sceriffo "vero". Tema interessante e pericoloso.

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    3. Mi dimenticavo: bellissimo articolo!

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  5. Grazie per l'ospitalità a RETRONIKA e grazie a coloro che sono intervenuti. Scopo di questo post era di parlare dei temi della giustizia nel fumetto, come facciamo nel blog GIUSTIZIA A STRISCE. Non volevo fare della filologia e quindi mi scuso se ho definito UFO ROBOT come il primo cartone giapponese. Volevo dire che fu, con certezza, il primo a creare un fenomeno editoriale, sociale e culturale. Le testimonianze scritte in questo senso abbondano, oltre ai ricordi di chi c'era.

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