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giovedì 12 gennaio 2017

Libro: Arrigo Petacco-L'armata scomparsa: l'avventura degli italiani in Russia (Oscar Mondadori) 2010****



Ero molto curioso di leggere questo libro, sin da piccolo ascoltavo i racconti in siciliano strettissimo del mio defunto nonno, fuggito dai campi di prigionia russi. Il mio povero Giuseppe, contadino analfabeta a cui non poteva fregare di meno di fascismo e comunismo, fu mandato al fronte per donare anima e corpo a Benito e alle sue idee. Immaginate un ragazzo accarezzato tutto l'anno dal sole caldo e che sentiva ogni giorno il profumo del mare, un giovane che non spiccicava una parola in italiano, spedito  ai meno quaranta gradi della Siberia per combattere contro degli alieni con il colbacco sotto il comando di folli e feroci nazisti. Un incubo peggiore di ogni film. O voi imbelli che tremate davanti all'improbabile futuro del Walking Dead di Kirkman...sappiate che la guerra è peggio di un'epidemia zombie, perchè vera e nostro recente passato. Mio nonno ebbe incubi sino alla sua dipartita, gridava dei tremendi "RAUSSSSSS!" e vedeva morire, ogni santissima notte, i suoi amici e commilitoni. Giuseppe mi raccontava di quando per fame rovistava nei cassonetti senza trovare nulla, di quando un gatto congelato nel ghiaccio potesse essere fonte di proteine e sostentamento, cose che nemmeno Bear Grylls...
Dopo aver letto il libro di Arrigo Petacco mi rendo conto che conoscevo soltanto la punta dell'Iceberg. Cannibalismo, gente a cui letteralmente cadevano le dita congelate, orde di sfollati derelitti che seguivano le scassate carovane dell'esercito italiano, eroi che continuavano a combattere senza l'uso delle braccia e che sparavano con il mento...queste sono soltanto alcune delle atrocità che incontrerete se farete questo viaggio nella nostra rovinosa missione in terra bolscevica. Soltanto in diecimila sugli ottancinquemila partiti fecero ritorno a casa. Una intera piccola cittadina di italiani sepolta dall'orso con falce e martello sotto una coltre di candida ed incurante neve. Petacco non parteggia per nessuno, folle è Mussolini a seguire le gesta espansionistiche di Hitler e folli sono i comunisti di Stalin che nel socialismo assoluto provano soltanto la fame.
Tornando a Nonno Giuseppe, fu ricoverato in un ospedale militare perché aveva le gambe congelate. I medici dissero che dovevano amputargli gli arti inferiori. Giuseppe scappò sulle sue gambe, ebbene sì, e tornò non so come in Sicilia dove generò nove figli e continuò a fare il contadino sino alla fine dei suoi giorni. Sulle sue gambe, ovviamente.

5 commenti:

  1. Non credo sarei capace di immergermi in una lettura del genere: sono storie che mi amareggiano, rattristano, che mi convincono quanto sia "forzato" costruire alleanze con popolo che ci hanno fatto del male o cui ne abbiamo fatto noi. Perché gli incravattati, dopo avere mandato carne da cannone a morire per la Patria standosene al sicuro, poi si siedono attorno a un tavolo e con una firma sistemano tutto, vincitori e vinti, e a chi è morto per i loro capricci o follie di conquista, resta un monumento alla memoria. Tanto vale un padre o un figlio tolto alla propria famiglia e che non ha fatto ritorno? Fanculo le guerre e i guerrafondai!

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    1. bravissimo! Comunque il libro di Petacco, essendo scritto in maniera giornalistica è molto godibile, nonostante sia truce e reale. Serve a farci capire che gli eroi non sono soltanto americani, non soltanto super, non soltanto quelli del cinema. Anche noi italiani, quando c'è ne bisogno, riusciamo ad essere fieri e reattivi. Un libro che ti fa inorgoglire, anche se ti mette una tremenda paura che tutto si possa ripetere. Pare di leggere World War Z di Brooks ma ahimè tutto quello che viene descritto è realmente successo.

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  2. non ho letto questo libro, ma trovo lodevolissimo che si parli di queste cose anche in un blog di fumetti, senza steccati tra la vita vera e quella delle nostre amate creature di carta. E complimenti al nonno Giuseppe!

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    Risposte
    1. Grazie! Qua scrivo di quel che vivo, gioco e leggo :-)

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  3. Un bel post, Salvatore, bravo!

    Baggio.

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