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lunedì 23 luglio 2018

Fan Fiction: Doping magico by Andrea Micky




La sentinella sulla torre di vedetta stava per terminare il suo turno, quando vide un viaggiatore approssimarsi al castello.

“Viandante in vista” avvertì la sentinella, mentre il viaggiatore si posizionava davanti al ponte levatoio.

“Sono il mago Merlotto e sono qui come richiesto da Re Albovinio” si presentò il viandante, accompagnato da un gufo di colore marrone.


Poco dopo, Merlotto e Filomeno erano al cospetto di Re Albovinio (un vecchietto di bassa statura) e della sua bellissima figlia Rosalinda.

“Mago Merlotto, vi ho fatto venire fin qui perché ho bisogno del vostro aiuto” spiegò il re.

“Sono tutto orecchi, maestà” rispose Merlotto, inchinandosi rispettosamente.

Con tono grave, il sovrano spiegò “Mia figlia Rosalinda é stata promessa in sposa al prode cavaliere Lorenzo Bracciovalentis. Ma un altro spasimante si é fatto avanti: un cavaliere di nome Brutus Maleducanis”.

“Secondi le leggi della cavalleria, i miei 2 spasimanti dovranno sfidarsi a duello e il vincitore si aggiudicherà la mia mano” aggiunse Rosalinda.

“Non vedo dove stia il problema” ammise Merlotto.

“Purtroppo, Lorenzo é appena tornato da una difficile impresa e non può sostenere il duello” spiegò Re Albovinio.

“Portatemi a vederlo” disse Merlotto, facendosi serio.



Il mago venne condotto in una stanza per gli ospiti, dove un giovanotto biondo giaceva pesto e dolorante in un letto a baldacchino.

“Ohi, Ohi. Che male” si lamentava il cavaliere.

“Orpolina! É proprio ridotto maluccio” riconobbe Merlotto. 

“Io non voglio sposare Brutus. Egli mira solo alle nostre ricchezze di famiglia” singhiozzò Rosalinda.

“Il duello è domani e non possiamo rinviarlo per alcun motivo” rincarò Re Albovinio.

“Puoi fare qualcosa, Merlotto?” domandò preoccupato Filomeno.

Massaggiandosi il mento, Merlotto rispose “Conosco un unguento miracoloso che fa al caso nostro. Mi servono solo un paio d’ore per prepararlo”.

E senza  aggiungere altro, il mago uscì di corsa dalla stanza, per andare a procurasi gli ingredienti necessari.



Sorridendo compiaciuto, in una vallata poco distante, l’infido Brutus Maleducandis stava ammirando il castello di Re Albovinio.

“Domani, a quest’ora la bella Rosalinda sarà mia. E con lei, tutte le sue ricchezze” ghignò il cavaliere.

“E con il mio aiuto, ce la farai di sicuro” aggiunse la fata Morgana, sopraggiungendo in quel momento.

“Hai fatto tutto quello che ti ho chiesto?” le chiese Brutus.

“Certo: ho dato la biada speciale al tuo cavallo ed ho cosparso le tue armi di una polvere che le ha rese indistruttibili” gli rispose la megera.

“Perfetto. Con i tuoi accorgimenti é impossibile che io perda” si compiacque Brutus.

“Proprio per questo, il mio conto sarà salato” avvertì soddisfatta Morgana.



Nel frattempo, ignaro di tutto, Merlotto stava preparando l’unguento miracoloso.

Il mago lavorava di buona lena, ma ad un certo punto si fermò e si mise a fissare gli ingredienti con fare interrogativo.

“Che succede, Merlotto?” gli chiese Filomeno.

“Non ricordo più se devo aggiungere le verruche di rospo o la polvere di mandragola” rispose il mago.

“E allora, come pensi di fare?” volle sapere il gufo.

“Così!” gli rispose Merlotto, versando entrambi gli ingredienti nel recipiente.

Una volta che l’unguento fu pronto, Merlotto lo portò a Lorenzo e glielo spalmò su tutto il corpo.

“Quando farà effetto?” chiese Re Albovinio.

“Domani mattina” rispose Merlotto, concentratissimo nell’applicazione del medicinale.

“Speriamo bene” pensò Filomeno, facendo una smorfia preoccupata.



La mattina dopo, quando Merlotto e gli altri si recarono in camera di Lorenzo, trovarono il cavaliere in perfetta forma.

“Lorenzo, come ti senti?” gli chiese Rosalinda.

“Benissimo. Come se i dolori di ieri fossero stati solamente un sogno” le rispose il cavaliere, mentre si sgranchiva i muscoli.

“Appena in tempo, perché Brutus Maleducanis sta arrivando” avvertì Re Albovinio, sbirciando fuori dalla finestra. 



Accompagnato dalla fata Morgana, Bruts Maleducanis si fermò a pochi metri dal castello.

“Re Albovinio, sono qui per sfidare il mio rivale e conquistare la mano di vostra figlia” annunciò il perfido cavaliere.

“I preparativi per il duello sono quasi ultimati. Abbi ancora un po’ di pazienza” replicò il re, dall’alto di una torre.

“Merlotto, con Brutus c’é la fata Morgana” notò Filomeno.

“Sarà meglio tenere gli occhi aperti durante il duello, allora” disse Merlotto, lanciando un’occhiata truce alla sua nemica.

“Anche se Merlotto é qui, non potrà sventare il mio piano” pensò Morgana, facendo altrettanto.



Poco dopo, diversi spettatori erano seduti su di una tribuna, mentre Lorenzo e Brutus prendevano posizione sul campo.

“Che il duello abbia inizio” dichiarò solennemente re Albovinio, alzando il braccio destro.

Udendo quelle parole, i 2 cavalieri spronarono i loro destrieri e si lanciarono l’uno contro l’altro, con le lance in mano.



Grazie alla biada speciale di Morgana, il cavallo di Brutus acquisì velocità e guadagnò terreno sulla cavalcatura avversaria.

Quando i 2 contendenti furono a pochi metri di distanza, Brutus sferrò un colpo di lancia a Lorenzo; ma questi, sobbalzando improvvisamente, evitò il colpo.

Sorpreso, Brutus invertì la direzione di marcia e si lanciò nuovamente all’attacco, ma Lorenzo sobbalzò ancora, evitandolo.

Inoltre, il secondo sobbalzo fu più alto del primo, così che Brutus ricevette un colpo di lancia sulla testa, che lo disarcionò.

“Lorenzo sta andando bene” si compiacque Merlotto, seduto in prima fila.

“Però, i suoi sobbalzi sono strani” gli bisbigliò all’orecchio Filomeno.



Furibondo, Brutus si rialzò in piedi e sguainò la sua spada.

“Ti taglierò a fettine come un salame” giurò Brutus, con fare minaccioso.

“Vedremo” replicò Lorenzo, sfoderando a sua volta la spada.

Sicuro della sua vittoria, Brutus si lanciò verso l’avversario, menando dei gran fendenti; ma Lorenzo li schivò tutti, saltellandogli intorno.

“Maledizione. Le armi indistruttibili di Brutus sono inutili se non riesce a colpire Lorenzo” rifletté Morgana.



Ormai sfinito, Brutus cessò il suo attacco e si fermò a riprendere fiato.

“Puff, Puff! É impossibile colpire quel maledetto” ansimò il cavaliere, usando la sua spada come appoggio.

Approfittando della situazione, Lorenzo si avventò sull’avversario e lo disarmò con un paio di rapidissimi fendenti.

“Pietà! Mi arrendo!” supplicò Brutus, mettendosi in ginocchio.

“Vattene e non osare più importunare la mia adorata Rosalinda” ordinò perentoriamente Lorenzo.

Brutus non se lo fece ripetere e una volta rimontato in sella, fuggì veloce come il vento.

Lo stesso fece Morgana, che si allontanò digrignando i denti come un cane rabbioso.

“Non so cosa quella megera avesse in mente, ma il suo piano é fallito” disse Merlotto.



Felici di quella conclusione, Lorenzo e Rosalinda si abbracciarono appassionatamente.

“Amore mio, ce l’hai fatta” esultò la fanciulla.

“Merito dell’unguento di Merlotto” riconobbe il cavaliere.

“Già. Cosa possiamo fare per ricompensarti?” chiese il re.

“Una partecipazione al banchetto di nozze sarà più che sufficiente” rispose sorridendo il mago.

“E non dimenticate la pastasciutta” si raccomandò Filomeno.



Improvvisamente, Rosalinda urlò terrorizzata e svenne.

“Orpolina! Che le preso?” domandò Merlotto.

“Non lo so” rispose Lorenzo, voltandosi verso gli altri...facendoli sobbalzare per la sorpresa.

“Lorenzo, ma che ti é successo?” domandò sorpreso Re Albovinio.

Confuso, il cavaliere si specchiò nel bracciale dell’armatura e vide che la sua pelle era diventata verde e rugosa, come quella di un rospo.

“Ehp! Che mi é successo?” domandò Lorenzo, mentre i suoi occhi, diventati grossi e rotondi, gli uscivano dalle orbite.

“Ehm, devo aver messo un ingrediente di troppo nell’unguento” ammise Merlotto, sudando vistosamente.

“Dunque é colpa tua, mago del malanno” ringhiò Lorenzo, sguainando nuovamente la spada.

“Calma. Posso sistemare tutto” assicurò Merlotto, facendosi scudo con le mani.

“Allora rimedia subito, altrimenti ti farò decapitare” sbraitò infuriato Re Albovinio.

“Subito, sire” rispose Merlotto, correndo nella stanza che gli fungeva da laboratorio.

“Mi sa che la nostra mangiata non avverrà tanto presto” sospirò Filomeno, mentre seguiva il suo padrone.



FINE

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