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lunedì 23 luglio 2018

Fan Fiction:Il grande scontro by Andrea Micky




Come al solito, il giardino di Olivia era diventato teatro del nuovo alterco fra Braccio di Ferro e Timoteo.

“Olivia verrà con me, tanghero” stabilì Timoteo, tirando il braccio destro di Olivia.

“Olivia verrà con me, tricheco” obbiettò Braccio di Ferro, tirando il braccio sinistro di Olivia.

“Smettetela subito, o mi strapperete in 2” strillò la diretta interessata.


L’inconsueto tiro alla fune venne interrotto dalle grida terrorizzate di una folla in fuga.

“Ehp! Che succede?” chiese sorpresa Olivia.

“Un rinoceronte é fuggito dallo zoo cittadino” spiegò uno dei fuggitivi, senza smettere di correre.

Proprio in quel momento, in fondo alla strada, comparve un rinoceronte infuriato, che si lanciò alla carica verso il trio di litiganti.



“Quel bestione ce l’ha con noi” disse Braccio di Ferro, mentre estraeva una scatola di spinaci dalla giacca.

Dopo aver stretto con forza la lattina, gli spinaci finirono nella bocca del marinaio, che acquisì la sua forza erculea.

Così, quando il rinoceronte fu a portata di tiro, Braccio di Ferro lo colpì con un destro formidabile, che lo fece rotolare all’indietro, fino alla sua gabbia.

“Niente male. Vero, Olivia?” chiese il marinaio alla sua amata.

Solo allora, Braccio di Ferro notò che Olivia era sparita, insieme al suo rivale in amore.



Tirandosi dietro Oliva, Timoteo si stava allontanando di corsa dal marinaio potenziato a spinaci.

“Stavolta ho fregato quel tanghero” ridacchiò soddisfatto Timoteo.

“Fermo lì, furbastro” gli ordinò Braccio di Ferro, atterrandogli proprio davanti.

Sapendo di non avere alcuna possibilità in quel momento, Timoteo lasciò andare Oliva senza opporre resistenza.

“Questo é per lo scherzetto che hai tentato di giocarmi” disse Braccio di Ferro, colpendo il rivale con un dito, facendolo volare in una fontana poco distante.

“Ah, ah, ah!” risero i presenti, divertiti da quella scena.

“Questa me la pagherai cara” giurò Timoteo, sputando una boccata d’acqua.



A causa di quella figuraccia, Timoteo tornò a casa bagnato fradicio e con un diavolo per capello.

“Grrr!” ringhiò l’energumeno, mentre rincasava.

“Che succede, figliolo?” gli chiese sua madre Bacheca, intenta a fissare lo schermo di uno strano televisore.

“Quel tanghero di Braccio di Ferro mi ha umiliato davanti a tutti” rispose Timoteo.

“Non preoccuparti di lui, perché presto ce ne libereremo per sempre” assicurò la strega.

“E come? Non esiste nessuno abbastanza forte per sconfiggerlo” le fece notare Timoteo.

“Aspetta a dirlo. Il rilevatore di forza del mio nuovo satellite ha localizzato qualcosa” disse Bacheca, mentre sullo schermo della console di comando appariva l’immagine di una cittadina sconosciuta.

“Che posto é quello?” chiese incuriosito Timoteo.

“Un piccolo stato chiamato Bancarotta” rispose Bacheca, aumentando lo zoom del satellite.



A bordo della sua macchina, Nonna Abelarda stava facendo un giro insieme al nipote Soldino, quando vide un contadino farle cenno di fermarsi.

“Che succede?” chiese l’anziana.

“Devo portare un sacco di sementi a casa mia o non potrò iniziare la semina in tempo” spiegò l’uomo, grattandosi l’ispida barba.

“Vi aiuteremo noi, brav’uomo -assicurò Soldino- Dove abitate?”.

“Ad un paio di chilometri da qui” rispose il contadino, accomodandosi sui sedili posteriori della macchina, insieme ad un grosso sacco di iuta.

Con fare deciso, Nonna Abelarda partì a tutta velocità, ma improvvisamente, il contadino si lanciò fuori dal veicolo, abbandonando il suo sacco.

“Ehp! Ma che succede?” chiese Soldino.

La risposta giunse pochi secondi dopo, quando la vettura esplose, a causa della bomba nascosta nel sacco.

Atterrato indenne sul materasso da lui stesso piazzato, il contadino si tolse barba e cappello, rivelando di essere il duca Frittella.

“Stavolta ce l’ho fatta” esultò il furfante, osservando la nube di fumo nero causata dall’esplosione.



In quella però, Soldino cadde sulla tesa del duca, facendogli vedere le stelle.

“Sei sopravvissuto anche stavolta” realizzò sorpreso l’aspirante usurpatore.

“Grazie a Nonna Abelarda, che mi lanciato fuori dalla macchina in tempo” spiegò Soldino.

“E che non vede l’ora di darti una lezione” aggiunse la coriacea vecchietta, mentre emergeva dalla coltre di fumo, brandendo il paraurti della sua macchina come un battipanni.

Con uno scatto fulmineo, Abelarda si avventò sul duca Frittella e lo appallottolò come se fosse una cartaccia, concludendo l’opera con un colpo di paraurti, usato come una mazza da golf, che  scagliò il duca nel firmamento celeste.

“Bel colpo, nonna” si complimentò Soldino.

“Grazie, nipote” rispose Abelarda.



Grazie al suo satellite, la strega Bacheca aveva seguito tutta la scena, insieme al figlio.

“Incredibile. Neppure Braccio di Ferro sarebbe capace di tanto” ammise Timoteo.

“Scopriamo se é davvero così” ghignò Bacheca, sorridendo malignamente.



Il duca Frittella stava sfrecciando verso la stratosfera, quando le braccia meccaniche di un satellite lo ghermirono.

“Ehp! Chi mi ha salvato?” chiese sorpreso il duca.

“Io, la strega Bacheca di Spinacia” gli rispose una voce proveniente dal satellite.

“Immagino che vorrai qualcosa in cambio” disse Frittella, incupendosi.

“A dire il vero, vorrei farti una proposta d’affari” replicò la strega.



Pochi giorni dopo, Braccio di Ferro rincasò dal lavoro, trovando Olivia intenta a discutere con un piccoletto barbuto.

“Oh, voi dovete essere Braccio di Ferro”  disse l’omino.

“Esatto” confermò il marinaio.

“Io rappresento un miliardario che vi pagherà un milione di dollari se accetterete di combattere un incontro” spiegò l’omino.

“Se si tratta di combattere, non mi tiro mai indietro. Chi é il mio sfidante?” domandò Braccio di Ferro.

“Una vecchia forzuta di nome Abelarda” rispose l’omino, tirando fuori alcune foto dalla sua giacca.

“Io non picchio le vecchiette” obbiettò il marinaio.

“Guardate queste foto prima di giudicare” insisté l’omino.

“Fulminacci! Quella vecchietta é tosta” ammise Braccio di Ferro, guardando le foto, che ritraevano Abelarda durante le sue imprese.

“Braccio di Ferro accetta la vostra proposta” dichiarò Olivia, che già pensava a come spendere la cospicua ricompensa.

“Beh, visto che non voglio contraddire Olivia, accetto” disse Braccio di Ferro.

“Perfetto. Vi farò sapere le condizioni dello scontro al più presto” disse l’omino, prima di congedarsi.



Nello stesso momento, Nonna Abelarda rincasò con la spesa, trovando Soldino intento a discutere con un omaccione capelluto.

“Oh, voi dovete essere nonna Abelarda” disse l’omone.

“Esatto” confermò l’anziana.

“Io rappresento un miliardario che vi pagherà un milione di dollari se accetterete di combattere un incontro” spiegò l’omone.

“Proposta interessante. Ma chi sarà il mio avversario?” domandò Abelarda.

“Un marinaio forzuto di nome Braccio di Ferro” rispose l’omone, tirando fuori alcune foto dalla sua giacca.

“Non mi sembra uno scontro impegnativo” obbiettò la vecchia.

“Guardate queste foto prima di giudicare” insisté l’omone.

“Uhm! In effetti, questo marinaio é un tipo in gamba” riconobbe Abelarda, guardando le foto, che ritraevano Braccio di Ferro durante le sue imprese.

“Con i soldi del premio, potremmo rimpinguare le casse dello stato” propose Soldino.

“Allora, per il bene dei nostri cittadini, accetto” disse Abelarda.

“Perfetto. Vi farò sapere le condizioni dello scontro al più presto” disse l’omone, prima di congedarsi.



Nel castello di Bacheca, la strega e il duca Frittella erano in attesa dei loro sottoposti.

Quando l’omino e l’omone li raggiunsero, la strega chiese loro “Com’é andata?”.

“Benissimo: Abelarda e Braccio di Ferro hanno accettato” risposero i 2 uomini, mentre si toglievano i loro travestimenti, rivelando così di essere Timoteo e Neroni.

“Come ci libereremo di loro, però?” chiese Frittella.

“Li faremo combattere sulla montagna più alta a nostra disposizione e quando saranno entrambi sfiniti a causa della lotta, lanceremo su di loro una bomba -rispose Bacheca- Così, anche se sopravvivessero all’esplosione, finirebbero sepolti sotto tonnellate di roccia”.

“E a quel punto, Oliva sarà mia” gongolò Timoteo.

“Ed io mi impadronirò finalmente di Bancarotta” esultò Frittella.



Nei giorni seguenti, ignari della trappola organizzata dai loro nemici, Braccio di Ferro e Nonna Abelarda si allenarono duramente, in vista del loro incontro.

A pochi giorni dal combattimento, i 2 contendenti ricevettero una telefonata, che li informava che la lotta si sarebbe svolta sulla cima di una montagna, a metà strada fra Spinacia e Bancarotta.



E venne il giorno del combattimento.

Entrambi i 2 contendenti si recarono sulla cima della montagna insieme a 2 accompagnatori per ciascuno: Oliva con Pisellino per Braccio di Ferro e Soldino con il ministro Scartoffia per Nonna Abelarda.

Lo scontro si sarebbe svolto in un ring posizionato in uno spiazzo erboso ai piedi di una gola rocciosa, sulla cui sommità erano state piazzate 2 cabine: una per i giudici di gara (Timoteo e Neroni camuffati) e l’altra per i tifosi.

“Quest’allestimento mi sembra un po’ alla buona” commentò Olivia. “Per quel che serve, sarà più che sufficiente” ribatté Pisellino.



Da una stanza segreta, la strega Bacheca e il duca Frittella stavano osservando tutta la scena.

“Come saremo certi che quei 2 combatteranno alla pari?” chiese Frittella.

“Tranquillo. Ho spruzzato sul ring uno spray speciale, che rende irascibile chiunque lo respiri” spiegò Bacheca.

Infatti, non appena Braccio di Ferro e Nonna Abelarda salirono sul ring, la loro espressione sorridente mutò in una smorfia di rabbia, mentre si scambiavano delle occhiatacce feroci.

Notando la cosa, Soldino chiese “Non ti sembra che la nonna sia improvvisamente cambiata, Scartoffia?”.

“Sarà entrata nello spirito della competizione” ipotizzò il ministro.



Non appena il gong suonò, i 2 sfidanti si posizionarono al centro del ring.

“Ti faccio ingoiare la dentiera” ringhiò Braccio di Ferro, colpendo l’avversaria con un violento destro.

“E io ti faccio mangiare la pipa, invece” ribatté Abelarda, sferrando un gancio altrettanto formidabile.

Ringhiando, la vecchia ed il marinaio si scagliarono l’uno contro l’altra e si scambiarono così tanti colpi da sollevare un gran polverone, che offuscò la visuale degli spettatori.

“Forza, Nonna Abelarda” incitò Soldino.

“Dai, Braccio di Ferro” incitò Olivia.

“Dateci sotto entrambi, così vi distruggerete a vicenda” incitarono Bacheca e Frittella.



Il combattimento durò diverse ore, al termine delle quali il polverone si diradò, mostrando così i 2 avversari esausti, mentre si reggevano l’uno all’altra, al centro di un ring ormai distrutto.

“Ti batti bene” ammise il marinaio, ansimando rumorosamente.

“Anche tu non sei male” riconobbe la vecchia, con la lingua a penzoloni.

“A quanto sembra, abbiamo un pareggio” disse Timoteo.

“Allora, entrambi i nostri contendenti meritano il premio che abbiamo preparato per loro” aggiunse Neroni.

Udendo quelle parole, la strega Bacheca comandò il suo satellite affinché si posizionasse sui resti del ring, per poi sganciare una bomba sui bersagli umani.

Esausti a causa della lotta, Braccio di Ferro e Abelarda non ebbero la forza di reagire e quando la bomba esplose, causando una frana, i 2 vennero sepolti da tonnellate di roccia.



Dalla platea, i 4 spettatori osservarono allibiti la scena.

“Ehp! Ma che sta succedendo?” chiese sbalordita Olivia.

“Succede che vi abbiamo buggerati” le rispose Timoteo, mentre lui e Neroni si toglievano i loro travestimenti.

“Era una trappola” realizzò Scartoffia.

“E noi ci siamo cascati in pieno” gemette Pisellino.

In quel momento, il satellite di Bacheca sparò delle corde, che immobilizzarono i 4 spettatori.



Sepolti sotto tonnellate di roccia, Braccio di Ferro e Nonna Abelarda erano ormai in trappola.

“Adesso che si fa?” chiese Abelarda.

“Cerchiamo di uscire da qui scavando”  propose Braccio di Ferro.

Facendo appello alle poche forze residue, il marinaio e l’anziana cercarono di aprirsi una via di fuga, ma fu subito chiaro che l’impresa era impossibile nelle loro condizioni.

In quella però, fra gli spazi esistenti tra le rocce, una marmotta passò accanto ai 2 umani e Braccio di Ferro notò che stava tenendo degli spinaci di montagna in bocca.

“Seguiamo quella marmotta” disse il marinaio.

“E perché?” volle sapere Abelarda.

“Perché così potremo fare un’ efficace cura ricostituente” rispose Braccio di Ferro, usando le poche forze rimategli per lanciarsi all’inseguimento del mammifero.



In superficie, Bacheca e Frittella si erano ricongiunti ai loro complici.

“Adesso, posso finalmente prendermi Olivia” disse Timoteo, caricandosi la ragazza in spalla.

“Ed io posso togliere di mezzo Soldino e diventare re di Bancarotta” ghignò Frittella, afferrando il bambino.

“Non la farete franca, farabutti” li avvertì Pisellino.

“E chi ci fermerà?” chiese divertito Neroni.

In quel momento, la terra si mise a tremare e da essa, sbucarono fuori Braccio di Ferro e Nonna Abelarda, più agguerriti che mai.

“Nooo! Siete sopravvissuti” gemette Bacheca.

“E pronti a darvi una lezione” assicurarono minacciosamente i 2.

Sapendo che ogni resistenza era vana, i 4 furfanti abbandonarono i loro prigionieri e se la diedero a gambe levate; ma Braccio di Ferro tagliò loro la strada e con un ceffone li spedì in braccio ad Abelarda, che si mise a sculacciarli sonoramente.

“Pietààà!” implorarono i furfanti.

“Come volete” concesse l’anziana, prima di lanciare l’intero gruppo in aria.

I furfanti non capirono il perché di quel gesto, che divenne loro chiaro quando precipitarono verso il basso, in quanto Braccio di Ferro e Nonna Abelarda li colpirono contemporaneamente con un ceffone spaziale, che li spedì direttamente sulla luna.



L’impatto del gruppo di furfanti col suolo lunare fu talmente violento da creare un nuovo cratere.

“E adesso, come torniamo a casa?” chiese Timoteo, una volta che lui e gli altri risalirono in superficie.

“Così” sospirò Bacheca, mettendosi a fare l’autostop ai vari satelliti spaziali.

Capendo che non c’era altro da fare, Timoteo, il duca Frittella e Neroni affiancarono la strega e si misero col pollice in fuori.



Nel frattempo, sulla Terra, Braccio di Ferro e Nonna Abelarda liberarono i loro amici.

“Devo dire che ,nonostante tutto, oggi é stata una giornata piacevole” ammise Abelarda.

“Lo penso anch’io” concordò Braccio di Ferro.

“Peccato solo che il premio in denaro non esistesse” notò Olivia. “Già” concordò Scartoffia.

“Il denaro non é importante. Ciò che conta é che ho avuto l’onore di battermi con qualcuno tosto quanto me” disse Braccio di Ferro.

“Anche per me, il nostro combattimento é stato un onore” replicò Nonna Abelarda.

E in conformità al loro spirito sportivo, il marinaio e l’anziana si strinsero calorosamente la mano.



FINE

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