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lunedì 4 aprile 2016

Recensione: Everly con Salma Hayek, regia di Joe Lynch **1/2


Finalmente ritorna la Salma Hayek “mexicana”, dopo le ultime pellicole, dove tentava di spacciarsi per un’attrice di spessore e che sono state fonte di lacrime per tutti i fan maschietti. E’ un insulto all’arte contenere la bellissima venere tascabile dietro i mustacchi di Frida Kahlo. Ammettiamolo “Dal Tramonto all’Alba” si è visto più volte per lei, la meravigliosa Santanico Pandemonium. Per Salma Ho acquistato persino il DVD di quella pellicola scemenzuola intitolata Bandidas e i vari Mariachi senza le sue poppe sarebbero sconditi. Ero curiosissimo di vedere il ritorno all’action dell’Hayek, peccato che questo filmetto sia così così. 

 

Everly è una poliziotta infiltrata in un bordello cinese che viene trattata come schiava sessuale da una specie di “Bill” Tarantiniano. Quando si rende conto che è saltata la copertura e la sua famiglia viene minacciata, tenta di fuggire da quell’orrenda situazione facendo fuori i suoi carcerieri. Fine della trama. Il resto è pieno di Boom, Bang, Crash e tanti SPLAT con forti incursioni nel CAT III nel senso che si fa il possibile per mostrare il meglio della polposa attrice. La pellicola sta dalle parti del torture porn, quello alla Eli Roth che andava in voga sino a un lustro fa, ed è  molto “giapponese” anzi penso che il mercato primario scelto dal regista sia proprio quello degli otaku che vivono in appartamenti da 3 metri quadrati sepolti da Hentai e dvd di Human Centipede.  


Uno Spartan-X al femminile dove alla fine della torre si trova il boss da sconfiggere, l’ex amante Taiko (Hiroyuki Watanabe). I villains più interessanti sono il duo composto dal Sadico (Togo Igawa) e il Masochista (Masashi Fujimoto), il primo è un incrocio tra Mengele e il Dott. Inferno, il secondo pare uscito da Kung Fusion ed è inarrestabile. Trippa, salsicce e ketchup scorrono in quantità industriale e non consiglio il film a chi ha lo stomaco debole.  Diciamo che non l’ho visto con il fast forward e qualche battuta è anche divertente, un paio di gag, come quella del pastore tedesco feroce che tenta di riportare una bomba a mano un ghigno me l’ha strappato.  


Joe Lynch si è impegnato per creare qualcosa di cool e penso speri nel cult ma ahimè il regista  è un mestierante a cui manca la verve e la cultura di un Tarantino, il risultato finale è quello di  una copia sbiadita di Robert  Rodriguez, regista che al contrario di Quentin è qualitativamente meno coerente.  Film nel complesso plasticoso e privo di vera originalità , ha il solo pregio di mostrare le grazie della più bella quarantottene di Hollywood.

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