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lunedì 1 luglio 2013

Atlas Ufo Robot presenta Goldrake n.35-Siamo ricchi!-Edizioni Flash-8 Agosto 1979-Lire 300*



Erano tristi gli anni settanta per gli amanti dei manga, i diritti delle opere originali in quel periodo costavano tantissimo e l’unica speranza era quella di prenderli in subaffitto da qualche distributore americano o europeo.
I fumetti ruspanti e nostrani delle pubblicazioni italiote erano spesso composti da orrendi ricalchi ed “arditi esperimenti” effettuati da artisti che mettevano pochissimo impegno nel realizzare le tavole ispirate agli anime giapponesi.
I testi, inoltre,  erano quasi sempre elementari e rivolti ad un pubblico infantile.
Penso si sarebbe potuto fare molto di più perché a volte all’opera su queste testate c’era anche gente capace ma probabilmente pagata poco o senza rispetto per i ragazzini che volevano leggere le avventure degli eroi preferiti trasmesse in rotazione continua dalla tv.




Sul discorso delle trasmissioni televisive ci sarebbe da aprire una parentesi…vi rendete conto che in pratica sino alla fine degli anni ottanta tutto quello che è adesso a pagamento era gratis?
E’ vero che adesso esistono i canali tematici ma una volta la libertà via etere era estrema, centinaia di cartoni passavano sull’emittenti private non ancora impestate da televendite  ignobili ed offensive per l’intelligenza media di un telespettatore, c’era  un alternativa dignitosa alla programmazione dei canali nazionali, persino i films zozzi venivano trasmessi nelle tarde ore notturne senza criptazione e schede particolari ed addirittura i film in prima tv, ovviamente senza diritti, venivano trasmessi  da oscure telivisionucole di provincia.
Io ricordo che E.T.  lo vidi in tv su un defunto  canale siculo ancor  prima della trasmissione al cinema locale.
Mò ci sentiamo fighi con  streaming , internet e mysky una volta bastava un Ultravox ed un VCR scrauso ed il mondo multimediale era  lì ai tuoi piedi.




Il Goldrake settimanale dell’Edizioni Flash durò per ben 104 numeri (soltanto 96 però contenevano le storie del robottone di Nagai poì si passò a Star Blazers) con punte di 100.000 copie di cui l’invenduto era soltanto il 10%.
La SACIS vendette i diritti per la trasposizione cartacea di Atlas Ufo Robot alle liguri Edizioni Flash di Giovanni Carozzo.
Le storie  (ahimè oscene) erano di  Massimo Pedretti ed i disegni (brutti anche quelli) dello spagnolo Joaquin Chacopino.





La cosa che fa incazzare è che Chacopino era un onestissimo fumettaro d’altri tempi, una mago della matita e dei pennelli, alcune sue copertine ed avventure pubblicate nella terra d’origine erano veramente pregevoli.
E’ un vero  peccato che l’autore abbia dovuto adattare il suo tratto allo stile della serie animata , avrei preferito una sua totale reinterpretazione della saga di Grendizer , ne sarebbe uscito fuori qualcosa di originale e curioso, un po’ come quando la Marvel prese i diritti degli Shogun Warriors e pubblico la sua versione di Danguard, Raideen e amici belli.
La recensione dell’albo è quindi quasi inutile, roba tristanzuola e solo per appassionati.






Dal punto di vista collezionistico, invece, le serie relative ai manga italiani, aldilà della qualità del contenuto, hanno avuto un sostanziosa rivalutazione economica nell’ultimo decennio probabilmente dettata dall’effetto nostalgia ed albetti di questo genere al momento non vanno via a meno di 10 € l’uno.

Se siete curiosi di  come fosse in origine il tratto di Joaquin date un occhiata a queste copertine:





5 commenti:

  1. All'epoca non c'era il minimo rispetto verso i prodotti del Sol Levante e i fruitori degli stessi, e non mi riferisco solo ai fumetti mediocri o agli anime piratati e localizzati senza professionalità. Ricordo proprio un clima ostile verso queste produzioni, demonizzate ed osteggiate in ogni maniera. Immagino conoscerai la celebre storia di Braccio di Ferro, che rende bene a mio avviso il pensiero che "gli adulti" dell'epoca avevano dei giapponesi e delle loro produzioni: http://docmanhattan.blogspot.be/2011/11/braccio-di-ferro-contro-gig-robot-sic-e.html

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    1. penso che in casa Bianconi più che criticare si tendesse a perculare determinate produzioni, era un gruppo allegrotto, se vedi anche le tante parodie dei personaggi di super eroi o altri eroi americani sparse per Retronika noterai che Motta, Sangalli e Dossi hanno sbeffeggiato mezzo mondo dei fumetti e spesso con risultati eccellenti. Il Big Robot Bianconi, ad esempio, del grande Alberico Motta aveva di toni abbastanza maturi, ovviamente semplicistici perchè il target era pur sempre quello dei bambini, con una cura del Mecha Design e del Background che era di sicuro roba moderna per il periodo. Spesso si tende a ricordare quei fumetti come se fossero di serie b rispetto alle produzioni Disney che ovviamente piacciono anche a me ma il tempo e la quantità di aficionados (commentatori e non) del blog apprezza la passione e l'italianità di certe produzioni. In un periodo come gli anni 50-60 la qualità degli albi bianconi-alpe secondo me era anche superiore a quella dei topolino (in buona prodotti dagli stessi autori) che ristampava perlopiù materiale americano. Il crollo si ebbe negli anni 80-90 quando i migliori autori migrarono in blocco verso i lidi disneyani allettati dai maggiori guadagni. Io un pò con Walt c'è l'ho perchè mi ha impedito di avere un Popeye disegnato da Carpi e Bottaro, ha ucciso Nonna Abelarda ed ha offuscato Tiramolla. Mi sa che sono un nazionalista (in senso buono) :-)

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  2. Dai brutto brutto come disegna non era...
    Diciamo che si poteva fare di meglio :)

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  3. Che bei ricirdi di leggere AUG Goldrake :))
    Sarebbe molto bello leggere tutto il fumetto 35
    buon lavoro
    Adam

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