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mercoledì 1 gennaio 2014

Recensione di Gaspare Pero: Tiramolla in "Abbacchio con pistacchio" di Alberico Motta


Anno nuovo, recensione nuova! E, come si conviene durante le partite a carte consuete in queste feste in famiglia, "scendo con un carico" (tipo asso a briscola): la recensione di una storia di Alberico Motta per Tiramolla!
La scelta di redigere una piccola scheda sull'unica storia di Motta non è stata per sottrarre gloria agli altri autori presenti in queste antologie fumettosa (Renzi e Rebuffi su tutti), ma perché la storia in questione mi ha particolarmente sorpreso oltre che divertito.Verso la metà del libro "Tiramolla 60+1", la sequenza di storie firmate Renzi e Rebuffi fa una pausa, proponendo "Abbacchio con pistacchio", nella quale Motta esalta la golosità del figlio della gomma e della colla facendolo cedere innanzi a una porzione multipla di abbacchio al pistacchio, cibaria inclusa nel menù del giorno di un ristorante della sua città. 
Il tutto, beninteso, dopo confronto di Tiramolla con se stesso, tradotto genialmente in duplicazione del personaggio invece che in una più banale riflessione didascalica...
 

Va da sé che all'abbuffata faccia seguito un sonno travagliato, nel quale un Tiramolla gonfio come un otre fa sogni bizzarri che lo catapultano qua e là... Sogna di essere un'annoiata pompa di benzina che decide di farsi un giro entrando nel serbatoio dell'ultima auto cui viene fatto il pieno, ritrovandosi a vivere una contorsionistica esperienza che forse omaggia un po' "Tempi moderni" dell'immenso Charlie Chaplin... 
 

Espluso dal tubo di scappamento, il nostro si ritrova "a bordo" di un'anatra che stava volando per i fatti suoi, e che finisce impallinata! Nascostosi nella stessa mentre precipita al suolo, Tiramolla ne esce dal becco quando i cacciatori stanno per recuperarla, e li mette in fuga... Cosa che però non funziona col cane da caccia, col quale si instaura un "tiro all'anatra" cui il collo del povero animale cede, lasciando a Tiramolla solo la testa del volatile, evidentemente immangiabile, e lo scaraventa contro un albero... genealogico
 
 

Perdendo l'orientamento, Tiramolla s'imbatte in un tizio dormiente che si sarebbe destato soltanto al suono di una tromba; approfittando di una stella cadente, Tiramolla esprime il desiderio di una tromba, ne arriva una d'aria, che lo proietta sottoterra, alla mercé di strani robot con delle sfere di cristallo al posto della testa, nelle quali il nostro eroe legge le loro intenzioni ben poco amichevoli nei suoi confronti. Quello sotterraneo è un mondo dove i disegni prendono forma tridimensionale, come la gabbia che intrappola Tiramolla, disegnata col gesso e diventata indistruttibile anche per lui!
La salvezza arriva dal trovarsi in prossimità di una leva della corrente elettrica, che "spegne" quei robot e quindi per Tiramolla è libertà.
Incontrando una carrozza, Tiramolla gli fornisce l'indirizzo di casa (anche se in altre storie l'indirizzo cambia...), e il vetturino attacca sullo sfondo della vignetta un poster della strada, per poi immettervisi e giungere rapidamente a destinazione!
 

A conclusione dello splendino nonsense di questa storia, Tiramolla arriva a casa e capisce di stare sognando... perché trova se stesso che dorme!
Si sveglia quindi con il buon proposito di interpretate i sogni e giocare i numeri al lotto, ma quando si reca presso una macchina che interpreta i sogni raccontategli, questa emette soltanto scarabocchi perché sogni così strampalati non danno numeri da poter giocare!

2 commenti:

  1. Gran bella storia!
    Gran bel volumone "Tiramolla 60+1", indispensabile direi! :)
    Buon 2014!!!

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  2. Me la ricordo questa storia, una delle migliori Tiramolla classiche

    RispondiElimina

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