Translate

Time Machine

1974 (20) 1975 (19) 1989 (19) 1976 (17) 1982 (17) 1981 (16) 1972 (15) 1978 (15) 1986 (15) 1992 (15) 1994 (15) 1979 (14) 1955 (13) 1967 (13) 1971 (13) 1962 (12) 1973 (12) 1980 (12) 1984 (12) 2014 (12) 1968 (11) 1977 (11) 1983 (11) 1988 (11) 1985 (10) 2013 (10) 1966 (9) 1987 (9) 1993 (9) 1949 (8) 1990 (8) 1995 (8) 2015 (8) 1958 (7) 1965 (7) 1997 (7) 2016 (7) 1964 (6) 1991 (6) 1996 (6) 2000 (6) 1957 (5) 1961 (5) 1970 (5) 2003 (5) 1948 (4) 1954 (4) 1959 (4) 1963 (4) 1969 (4) 1998 (4) 1999 (3) 2001 (3) 2005 (3) 2012 (3) 1928 (2) 1950 (2) 1951 (2) 1953 (2) 1956 (2) 1960 (2) 2002 (2) 2004 (2) 2010 (2) 2011 (2) 1929 (1) 1936 (1) 1937 (1) 1938 (1) 1939 (1) 1942 (1) 1943 (1) 1946 (1) 1947 (1) 1952 (1) 2006 (1) 2017 (1)

venerdì 17 ottobre 2014

Da Alberico Motta: Lettera a Giorgio Rebuffi, forse mai inviata.


"Ciao, Giorgio, ho avuto da L.M. la richiesta di una testimonianza scritta del mio periodo trascorso con le Edizioni Alpe ed è stato come stappare una bottiglia di Champagne conservata tanto tempo nella cantina dei ricordi.
E' passata una vita e siamo invecchiati in pochi istanti: il tempo è una faccenda dannatamente relativa. Comunque, attacchiamoci a quel poco che crediamo di comprendere e festeggiamo nell'intimità del nostro cuore la gioia di avere ritrovato un magico attimo del nostro vissuto.


Da sempre, quando sentivo parlare dei tuoi fumetti, nella mia mente non apparivano le tue straordinarie creazioni, che conoscevo fin troppo bene, ma la tua immagine, di quando lavoravi nella sede dell'Alpe e mi ricevevi, accanto al tuo tavolo, per darmi dei consigli e anche per parlare del più e del meno.
Certamente io avevo poco da raccontare della mia vita: ero troppo giovane per coinvolgerti nelle mie avventure di ragazzino, ancora con un piede nella miseria di una cascina di periferia e con la mente annebbiata da metodi educativi parrocchiali. Allora  ascoltavo te, che eri già dentro la vita mentre io la stavo conquistando a fatica e per questo ti consideravo un riferimento importante. Una porta aperta insomma.

Uno così lo era già stato per me un pittore, che abitava vicino a casa mia, quell'Amleto Emery che mi portava dietro, ancora ragazzino,  quando si andava in bicicletta, per i sentieri della campagna brianzola, a cercare un soggetto da pitturare sui cartoni preparati con le nostre mani. Lui mi aveva trasmesso la sensibilità per i colori della natura, la poesia che sussurravano gli alberi al vento e i casolari abbandonati dove aleggiava ancora il vissuto dei loro antichi abitanti... cose che non si riferivano solo all'uso del pennello ma alla nostra anima che poteva trasformare un pezzo di cartone in un'umile opera d'arte.

Ora tu mi stavi trasmettendo la stessa emozione per quelle piccole storie raccontate dentro ai riquadri tirati a china e ai fumetti che uscivano dalla bocca dei personaggi.
Non sto parlando di stile, quello era la tua naturale impronta, la lezione tecnica che dovevamo assimilare per coerenza con la produzione editoriale. Nella tua creazione c'era ben altro, l'anima dei tuoi personaggi che li rendeva vivi e veri anche quando mantenevano quel surreale aspetto della loro natura animalesca tra gli umani.
Per non parlare dei contenuti delle stesse storie, che andavano ben oltre le trame disneyane conformiste, per altro prese a Vangelo da molti nostri editori dell’epoca.
Avevamo bisogno di rinnovarci, com'è necessario in ogni momento della storia, e l'apporto di un autore di fumetti poteva accendere una fiammella nell'anima dei ragazzi quando l'insegnamento scolastico era noiosamente nozionistico. 

Non avendoti più incontrato negli anni, tranne forse una volta, molto tempo fa, ti ho in mente com'eri allora, accanto a me, giovincello non ancora ventenne, in quell’ateneo dell’Alpe, ad ascoltare la tua forbita lezione, insieme a qualche pittoresco moccolo che ti riportava al nostro livello umano.  
Penso che ciascuno di noi rimanga per sempre quello che pensa di essere, purché non si affidi alla superficialità dello specchio che sa solo riflettere quello che vede in questo preciso momento.
Sono sicuro che anche tu ti senti giovane come allora e, nonostante gli acciacchi che ci arrivano addosso come invasori alieni, vai avanti da eroe dei fumetti, sprezzante del pericolo.
Ma su questo argomento andremmo troppo per le lunghe e non vorrei farti morire di noia visto che siamo già a rischio per altre cose.

Voglio salutarti e dirti che ti voglio bene, e se qualche volta ti va, mandami due righe (dall’aldilà) che mi illuminerai la giornata."


Alberico

4 commenti:

  1. Posso dire per certo che Giorgio lesse la mail che Alberico gli scrisse. Ne parlammo. Era, con Dossi, il suo preferito. Amava la linea elegante dei suoi fumetti, dei suoi personaggi. Ed era molto contento dell'interpretazione che diede al Tiramolla, la migliore...
    Negli ultimi mesi non rispondeva più a nessuno. Quindi magari non rispose neanche a quella. I suoi acciacchi erano peggiorati...
    L'articolo che Alberico ha scritto per noi comparirà sul volume di Cucciolo in stampa ora. E, Alberico, se sarai a Lucca, sarò ben felice di dartelo vis a vis.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sarà un piacere incontrarti a Lucca. Dovesti trovarmi sabato e domenica al padiglione Kappalb per la presentazione del Big Robot n.2 o in qualche momento presso Linea Chiara, per il secondo libro di Geppo, dove potrai certamente parlarmi degli ultimi tempi di Giorgio. Il volume di Cucciolo sarà comunque uno degli altri bei ridordi di lui che hai saputo regalarci con ammirevole passione.

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...