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martedì 20 ottobre 2015

Martin Hel speciale n.1 1993 Eura Editoriale ***1/2



Premetto che non sono un esperto del fumetto argentino, la troppa frammentazione delle pubblicazioni Eura non mi ha mai dato la possibilità di seguire con cura questa branca della nona arte, sono un neofita anche di Dago che ho iniziato da poco a leggere con piacere, quindi le mie sono opinioni (come il solito) d’impulso e di panza. Ho letto varie discussioni in giro sull’oscuro personaggio di Robin Wood e Angel Fernandez, molti lo associano e paragonano a Dylan Dog mi pare errando. Probabilmente sarà stato concepito sulle stesse basi ma lo svolgimento si discosta non poco dal personaggio Bonelli. Questo speciale di Martin Hel, mio primo approccio con il personaggio, contiene all’interno tre storie che hanno evidenti dislivelli qualitativi.



La prima avventura narra di un tipico e ritrito caso di possessione diabolica, lo sviluppo è di routine ma almeno ha il pregio di introdurre la figura di Martin, raccontando alcuni particolari del suo misterioso passato. Hel appare un character algido e alieno, Dylan è più sanguigno e fallace. Il fatto che non ceda alle lusinghe della gnocchissima Nina, che gliela sbatte in pratica in faccia ogni due pagine, lo avvicina più a un personaggio spirituale alla Doctor Strange che all’ingrifatissimo indagatore dell’incubo nostrano che timbra il cartellino in ogni numero e che ormai ha sulla cintura lo stesso numero di tacche di Rocco Siffredi. 


La seconda storia invece è un piccolo capolavoro violento e cattivo. Un pugno allo stomaco pregno di critica sociale, lo stile pare proprio quello di Wood, secco e perfetto, con personaggi dettagliati, meschini e completamente malvagi. “La bambina dei topi” è una mazzata in fronte come lo erano certi fumetti di Barbieri, i ricchi sono psicologicamente massacrati, inetti schiavi dell’immagine e del denaro. Esseri gretti che non ci pensano due volte a far fuori un angelo, per pulsioni e interesse, nel peggiore e denigrante dei modi. 


La vendetta della vittima è una panacea per l’animo del lettore. Anche qui Hel è distante, un osservatore, non protagonista e risolutore della tragedia come lo è di solito l’ex poliziotto di Craven Road. La terza storia, anch’essa gradevole, non è potente come quella di poco prima ma è ben congegnata, si narra di un orologio maledetto che ruba il tempo e la vita ai possessori per donarli a due fratelli stregoni. 


Proprio l’ultimo fumetto è quello che più si avvicina alla scuola Bonelli con echi di Safarà. Ammetto che Martin mi ha incuriosito e penso che mi procurerò con piacere altri albi. Qualcuno che ne sa più di me su Hel ha qualche volume o storia da consigliarmi?


5 commenti:

  1. Un po' di casino sul lavoro, oggi, appena ho un momento ti faccio un prospettino ;)

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    1. Luca, grazie! Mi è arrivato il tuo paccone pieno di Martin Hel. Mi sono accorto che ho cannato completamente la mia idea del personaggio...altro che emulo di Dr. Strange, questo tromba dalla mattina alla sera, in media ogni 4-6 pagine. Le storie continuano a sembrarmi più interessanti ed originali di quelle di DYD. Le tavole di Fernandez & co sono strepitose.

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  2. Caro Salvatore,

    non ho molto da dire su Martin Hel, salvo che Robin Wood, scrittore dotatissimo, ha il vizio di scrivere senza soggetto (cioè senza conoscere la conclusione), e in genere le sue storie finiscono in vacca.

    Piuttosto, non so se l'hai visto, ma un noto criminale seriale ha aperto un nuovo blog per gettare discredito su tutta la categoria. Bisogna fermarlo! Guarda tu stesso, se non mi credi:

    http://sauropennacchioli.blogspot.it/

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    1. Ciao Sauro, metto il tuo blog subito tra i miei preferiti :-)

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