Forse
la prima cosa che balza all’occhio sul titolo di questa recensione è la
mancanza di “eccellenza” nel voto. Poi ci arriviamo. Dino Battaglia, insieme al
cugino di tratto Toppi, è uno dei più grandi fumettari italici. L’errore comune
è considerare Battaglia uno che non veniva dalla serialità, ma lui come tutti
quelli di quel periodo si era fatto le ossa su cose commerciali come il Vittorioso, robe per Bonelli e Fleetway, passando persino per Topo
Gigio. Per dire le sue sperimentazioni “sul grigio”, iniziarono addirittura su Piuma
Bianca. Dino sarebbe stato un altro degli “argentini” se non fosse stato
innamoratissimo della triestina Laura (divenuta in seguito sua moglie e
colorista) ed inventò scuse balorde pur di restare in patria e godersi
giustamente la consorte. Agli inizi della sua carriera Battaglia utilizzò un
tratto commerciale e di maniera, anche se di standard elevatissimo e degno (se non
superiore) a molta roba americana del periodo. Per farvi un idea c’è in giro un
volumone Dardo di Robin Hood che
raccoglie alcune delle sue vecchie storie che sono di una bellezza grafica
indescrivibile e che è venduto a pochissimi € in tutti i luoghi e tutti i laghi.
Inutile dilungarsi sull’artistico e
celebrato poi, quelle opere visionarie più volte ristampate nel costoso formato delle "Graphic Novel". E
dire che quei vari “liberi” e “riduzioni” erano pubblicati su economicissimi albi
tipo il Corriere dei ragazzi, quando per noi fortunati
vegliardi era normale aprire un giornaletto a caso e trovarci Pratt, Manara,
Magnus e tutti i meravigliosi geni che ancora sono celebrati in barba alle
varie rockstar di china che ammorbano le edicole.
14/12/15
01/12/15
Per Sbam! Comics il fumetto non è morto (però forse è diventato roba per vecchi)
Il buon Antonio Marangi mi ha inviato uno Sbam!link con risposta al mio post precedente.
Io argomento a mio modo (sempre di panza e da lettore).
In blu le parole di Antonio, in nero le mie idee:
Sono d’accordo con l’amico Salvatore su molte cose, la sua
analisi dei motivi che hanno fatto scendere drasticamente il numero dei lettori
di fumetti è certamente condivisibile. Quello su cui invece personalmente
dissento è la conclusione cui arriva: a mio parere, il Fumetto (uso volutamente
la maiuscola, come politica di Sbam! per evidenziare il genere) non è morto, ma
si è semplicemente evoluto. In meglio o in peggio è un altro discorso, ma
certamente è un media che sta cambiando.
Una volta, qualsiasi bambino leggeva fumetti. Per forza: non
aveva alternative. tv-dei-ragazziNoi bambini degli anni Settanta uscivamo da
scuola alle 12.30 e – a compiti conclusi – avevamo parecchie ore libere
davanti. Ogni pomeriggio, attendevamo come la manna la mitica TV dei ragazzi,
che però cominciava solo alle 17 e durava un’oretta. Il resto del tempo si
divideva dunque tra il pallone (o gioco equipollente per le bambine) e, appunto,
la lettura dei fumetti, che infatti aumentava esponenzialmente nei mesi
invernali, limitata solo e unicamente dall’esaurirsi della paghetta settimanale
e/o della munificenza (o della possibilità) genitoriale. Non a caso, erano gli
anni del boom della Bianconi, della Alpe, dell’Editoriale Corno…27/11/15
Il Fumetto è morto...facciamocene una ragione
(Scritto di panza)
Quando leggo che "Sorrisi e Canzoni" vende più di 1.300.000 copie alla settimana e leggo i "numeri" del fumetto la cosa mi pare talmente evidente che la rabbia e lo sgomento che vedo in giro per la chiusura di un Saguaro e di Adam Wild, l'estinzione del reparto "ita" di Star Comics, i flop DC di Rw ecc...mi fanno sorridere. Parlo da consumatore ed amante della nona arte. Il fumetto è diventato noioso, costoso e anacronistico. 3,50 € di media per albo sono uno sproposito, in qualunque libreria di remainders per lo stesso prezzo prendi uno Stephen King che ti dura una settimana. Con il prezzo di 3 albi compri un videogame usato o l'abbonamento mensile a Netflix. Il rapporto tempo/denaro è sproporzionato. Io un fumetto lo leggo in media in 20 minuti. Le graphic novel sono un invenzione ridicola, il fatto che ZeroCalcare sia lento nel produrre non giustifica il fatto che per leggere una sua storia debba sborsare 18 €, e delle copertine di marmo non so che farmene. Gli e-comics sono più comodi, ne tengo a decine nel tablet, mi è più semplice collezionare o ricercare un albo, ma anche lì i prezzi ufficiali sono, oserei dire "divertenti". Amazon...ma veramente mi vuoi vendere una manciata di byte a 10 €? 22/11/15
Lupin III: Densetsu no Hihō o Oe! (ルパン三世 伝説の秘宝を追え!) Super Famicom 1994 ****
(Lupin III e la leggendaria caccia al tesoro)
Recensione inviata da ALEX PRINCIPATO:
Il
1994 era un anno bellissimo, per chi aveva 20 anni, e per chi possedeva ancora
un Super Famicom…
16/11/15
Donald Duck: Mahou No Boushi (ドナルドダックの魔法のぼうし) Super Famicom 1995 ****
Pare strano che uno dei più bei giochi dell’americanissimo Paperino sia stato un'esclusiva soltanto per il
mercato Giapponese. Donald Duck: Mahou No Boushi (Paperino e il cappello magico) uscì per Super Famicom (Super Nintendo Jap) nel 1995 sviluppato da SAS Sakata e distribuito da Epoch,
software house che ci ha regalato i migliori giochi di Doraemon sulla stessa console Nintendo che ospita questa vicenda ludica del pennuto. La trama pare uscita da una classica storia del Topolino libretto:
E’ il compleanno di Paperina e il povero Paperino non si trova (come il solito)
un dollaro in tasca per comprarle il costosissimo cappellino che la “ragazza”
ha chiesto come regalo.
02/11/15
Gli è scappata non sgridarlo! (1976)
"Essendo stato, sino a grande, un vero pisciasotto, ricordo che spulciavo sia i giornalini a fumetti, sia le riviste dei “grandi”, cercando di capire se fare la pipì addosso o la pipì a letto fosse un problema solo mio. Così un giorno mi imbattei in questa pagina (apparsa sul “Radiocorriere TV” nel 1976) e me ne “innamorai”. E’ vero che la pubblicità parlava di bambini di oltre due anni quando io ne avevo già sette o otto, ed ero troppo grosso per indossare il pannolone notturno; ma ogni volta che mia madre mi sgridava o minacciava sonore sculacciate, io le mettevo sotto il naso la rivista e cercavo di assumere la stessa espressione contrita del bambino della foto.
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